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Dopo ‘Sicilia Fantasma’, ultimo lavoro completato nel 2018, con l’amico e scrittore Matteo Meschiari si parla di sviluppare una serie di venti scatti sull’apocalisse. Una serie su cui lui possa sovrascrivere visioni.
Contestualmente con Sam Laughlin, altro caro amico e fotografo inglese, si discute di riuscire a organizzare un viaggio fotografico in Sicilia come quello realizzato insieme nel 2013, in cui egli completò la sua serie ‘Frameworks’ e io realizzai ‘Sudlimazione’.

Tutto si condensa nel febbraio del 2020, alla seconda metà del mese. Non avevo pellicole e soldi per comprarle ma Sam porta dall’inghilterra una ventina di pellicole scadute dai tempi dell’università, che aveva tenuto in freezer. Posso scattare.

La contemplazione degli spazi allo scopo di farmi attraversare e fissarli è una pratica che seguo ormai da oltre un decennio e grazie alla condivisione del linguaggio fotografico con Sam e la nostra passione per la vita all’aria aperta e grazie alle parole chiave messe sù col Meschiari, ciò che andava ri-trovato per essere fissato e diventare un nuovo corpo di lavoro non si fa desiderare troppo, permettendo di instaurare immediatamente una danza in cui la struttura visionaria del lavoro si delinea già dai primi approcci.

Il risultato che ne consegue è un concatenamento di ‘visioni/evento’ utili a riflettere sulle circostanze della vita e della morte nel presente attuale, in cui il terreno o il cielo si fanno orizzonte vivo, rimarcando l’idea che l’uomo si muove spesso con consapevolezze che sanno più di oscurità e di nebbia che di luce. Nonostante questa arroganza le cose naturali e innaturali di sempre continuano ad accadere, anche se nessuno ha più interesse a porvi attenzione e a posarvi l’occhio.

L’ironia della sorte in questa storia sta nel fatto che al nostro rientro dallo shooting, in cui abbiamo potuto godere oltretutto di momenti semplici tra boschi e mari dell’isola, sia scoppiata una pandemia globale, che ha portato l’umanità a vivere l’esperienza apocalisse in prima persona e dentro la vita di tutti i giorni.

Lungi dal desiderio di portare consolazione o conforto, l’intenzione resta quella di suscitare riflessioni, per esser presenti a se stessi, agli spazi che ci circondano e agli altri. Per porre in evidenza nodi dialettici allo scopo di scioglierli, nella condivisione e in azioni concrete, partendo dal proprio metro quadro, primo luogo in cui è possibile fare la differenza e uscire da processi di massa inutili e a vantaggio di pochi.